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Cenni intorno alla fabbrica della nuova Chiesa Parrocchiale di Bandita sotto il titolo di S. CROCE - 1898

(Avv. Prof. LUIGI GALLO in Genova li, 2 agosto  1898)


L'antica Chiesa eretta nell'anno 1644 era così angusta che nel 1828 non conteneva neppure la metà della popolazione che allora poteva essere di circa 800 anime, mentre ora ne conta circa milleduecento. Pareva inoltre una canova o forno piuttosto che una Chiesa.

Ne era, in detto anno 1828, Rettore il Sac. D. Giuseppe Antonio Gallo fu Tomaso, nativo del luogo, il quale indusse il proprio fratello Sac. D. Pietro Paolo, (ultimo nato della famiglia , e che risiedeva in Genova) a predicarvi 8 giorni di spirituali esercizi.

Costui, che aveva allora 30 anni, presa occasione dell'essere questa Chiesa tanto ristretta e così poco  conveniente  alla Maestà e Santità di Dio, esortò i suoi compatrioti a darsi pensiero per fabbricarvene un'altra che fosse e più capace e più decente.

E siccome era assai ben veduto e volentierissimo ascoltato, si prevalse di questi suoi vantaggi per dichiarare coram populo che se quella sua esortazione si fosse lasciata cadere in abbandono, non si sarebbe mai più determinato di predicare nel suo paese nativo. 

Fu questa la prima scintilla.

Se ne parlò nelle case, nei convegni, nelle veglie d'inverno specialmente , e tanto, che l'esortazione del signor Canonico (così lo chiamavano perchè a Genova era tra i preti della Massa nella Chiesa Collegiata nel Santuario di N. S. delle Vigne) andava di giorno in giorno acquistando terreno.

1834

Scorsi 6 anni da quegli Esercizi Spirituali, ecco chi i Capi-cada si radunarono sotto la direzione dello stesso signor Canonico, nell'Oratorio di S. Rocco per votare sulla proposta di fabbricare una nuova Chiesa Parrocchiale in sostituzione dell'antica.

Di 80 intervenuti, 72 furono pel si. Degli altri 8 chi stava pel nò, e chi voleva si migliorasse e si allargasse la Chiesa vecchia. 

Al voto corrisposero tosto i fatti, Si scavano pietre nel così detto bricco della fontana si cuociono due fornaciate, una di calce al Colletto, l'altra di mattoni al Bonando. Le legna sono offerte e regalate dai popolani. 

Si commette un disegno all'architetto genovese Signor Schellembrid, e se ne ha pure un altro dal Maestro Desiderio d'Ovada. Il quale ottiene la preferenza, però con alcune modificazioni apportatevi, per suggerimento del signor Canonico, dal Capo Mastro Muratore Giacomo Zanini della Svizzera Italiana. 

Si discusse sul luogo dove fabbricare la nuova Chiesa.

Il Parroco D. Giuseppe Antonio Gallo avrebbe preferito la si costruisse in mezzo al Bricco, che è in Cantone Centrale alla cui estremità era la Chiesa Vecchia, pronto a destinare a Canonica la sua abitazione della il Palazzo. Ma prevalse il voto per la costruzione per la nuova a ridosso della vecchia, per modo da avere coro contro coro, e perciò la porta maggiore a mezzodì, mentre la Chiesa vecchia l'aveva a tramontana.

1835

Fu indetto l'incanto per la costruzione, ma visto che  gli imprenditori accorsi all'asta, intendevano di imporre la legge al paese, ogni idea d'incanto venne mandata a terra e si deliberò di fare la fabbrica a economia.

Il 23 agosto si scavarono le fondazioni suonando a festa le campane.

Il 27 agosto fu posta la prima pietra, e si continuò a lavorare fino al 10 di ottobre.

Invalse il seguente costume, frutto degli ordinamenti che man mano  si andavano stabilendo o migliorando a seconda dei bisogni.

I muratori che erano 4 (tutti del paese) capitanati dal Zanini che lavorava manualmente al pari di essi, erano tutti a pagamento. anche il contadino che impastava la calce veniva pagato, e non si cambiava mai, onde  non avessero a lamentarsi di cattivo impasto i muratori, e di sciupio di calce gli amministratori  che sorvegliavano la fabbricazione nell'interesse della popolazione. 

I manovali e gli scavatori di pietre venivano, a seconda del bisogno, giorno per giorno forniti  per turno e gratis dai sei cantoni in cui si divide la popolazione.  Ogni famiglia, senza distinzione tra ricca e povera, e più o meno numerosa, doveva dare per turno una giornata. I nomi dei giornalieri si leggevano la Domenica dal pulpito con l'indicazione del giorno della settimana in cui doveva ciascuno presentarsi per prestare l'opera sua.

Le feste si lavorava in massa (col debito permesso dell'Autorità Ecclesiastica, s'intende) a far pietre, radunar arena, atterrar piante, segar tavole, a squadrar legni etc., e a portar sulla piazza della Chiesa questi materiali, e nelle adiacenze delle fornaci da calce e da mattoni il combustibile necessario per cuocerli. Eccellente era la calce del Colletto per la presa e come cemento , non così per l'intonaco. Questa si fece venire da Campofreddo (ora Campo Ligure) perchè la locale era scura. 

Tuttociò che la Chiesa somministrava ai giornalieri  gratuiti era, e non sempre, un pane e un tantin di vino.

1859 e 1870

Ignoro quando sia stato provvisto e collocato nella nuova Chiesa il coro di legname di noce. 

Del nuovo e molto elevato campanile posso dice che fu cominciato nel 1859 sotto la Rettoria del D. Benzi; che rimase, subito dopo la prima pontata, sospeso per più anni, e che fu poi terminato sotto l'Economato del rev. Sac. D. Poglio ne 1870, e così dopo che il Benzi andò Parroco a Cavatore da dove potè vederlo ultimato. Rammento che s'era nell'ottobre 1870 quando, mancando 200 lire per finire l'ultima pontata, il D. Poglio ricorse a un benefattore che gli snocciolò subito dieci marenghi.

Le nuove campane furono poi provviste e collocate nel 1883 sotto la Rettoria del Deg.mo Sacerdote D. Pietro Grappiolo, ora Parroco a Cassine.

Del resto , e a perpetua memoria dello zelo del paese per la casa  di Dio, della sua docilità verso chi sappia dirigerlo al bene, della operosità e abnegazione dei suoi abitanti, voglio notare che la fabbrica fu intrapresa e finita senza sussidi forestieri, e che quando fu cominciata, l'Amministrazione della Chiesa non aveva più di cinque o seicento lire di fondo, frutto di risparmi di pochi anni; ma la popolazione non si spaventò di accingersi a un lavoro che, a opera finita, fece, come tuttora, stupire ogni forestiere che capiti  in questo tutt'altro paese.

Le fatiche durate dal popolo per codesta fabbrica non si ponno convenientemente dire a  parole, e chi ami averne almeno un saggio, sappia che per provvedere le tavole per fare i ponti, tutta la popolazione si parti nella notte di un sabato, e si recò a prenderle oltre il Sassello, paese che dista da Bandita per tre ore, e che per raggiungerlo bisogna far certe strade che invitano ben poco a precorrerle. Ben se ne ricorda chi scrive questi cenni, perchè fu delegato ad accompagnare la popolazione e a distribuire a tutti, nel paese di Sassello, una razione di pane e di vino.

1898

I cenni che precedono, estratti da alcune mie memorie, io scrissi intorno alla fabbrica della nova Chiesa del mio paese natio nello scorso mese di aprile, e li scrissi per incarico del Rev.do Parroco Sac. D. Luigi Mariscotti da Cassino, il quale, nei pochi mesi da che trovasi al governo della Parrocchia, seppe tanto meritarsi la stima, l'affetto e la fiducia così del paese che di estranei da veder la Chiesa decorata di una tavola (collocata nell'ancona del coro)  rappresentante l'invenzione della vera Croce, e di ringhiera in ferro che rigira tutto il cornicione, come pure  delle seguenti opere, tutte in marmo: Crocifisso che sarà posto in fondo alla Chiesa, pavimento, pulpito, battistero, balaustra e altar  maggiore.

Scopo del suddetto conferitomi incarico fu, come mi si disse, di affidare a una lapida storica (da collocarsi in Chiesa per la sua consacrazione fissata per 20 corrente agosto) i fatti principali e più salienti relativi alla sia fabbrica, ai sacrifici della popolazione e ai nomi del Parroco D. Giuseppe Antonio Gallo e di suo fratello Sac. Pietro Paolo come benemeriti della fabbrica stessa.

......

Ed ora concluderò rivolgendomi al paese dove sono altero di essere nato per offrirgli questa piccola stampa come contrassegno di un affetto che sento ancora ad onta dei miei lustri compiti e di un'assenza che dura ormai di 18 anni.

Genova, 2 agosto 1898 

 

f t g m

 

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